• Francesco Verdino

The South Pro Team: Silvia Berra

di Francesco Verdino

Fotografie di Lorenzo Scarpellini


Ciao Silvia, raccontaci un po’ come è nata la tua passione per la montagna e per lo sport e soprattutto dove trovi la voglia di faticare tutti i giorni.


I miei primi passi da "agonista" li ho fatti nella corsa, inizialmente pista, campestre e in montagna, per poi specializzarmi nella sola corsa in montagna. Tuttavia, sono stati i miei genitori, super appassionati, ad avvicinarmi allo sport: fin da piccola portavano me e mio fratello a fare lunghe passeggiate tra i monti ad ammirare la bellezza della natura. Ci hanno sempre fatto apprezzare le piccole grandi cose belle che ci circondano. Lo sport quindi fa parte del mio DNA e l'agonismo pure.

Ho iniziato a praticare lo scialpinismo a 14 anni: la mia prima gara era in assoluto la prima volta che mettevo le pelli di foca, e da lì è stato amore a prima vista per questa disciplina. In poche parole lo sci alpinismo è uno stato d'essere, non ci sono parole per descrivere la meraviglia di tutto ciò che mi circonda durante gli allenamenti e la fatica, nonostante molti cerchino di evitarla, è ciò che mi fa stare bene con me stessa e mi rende soddisfatta della giornata trascorsa. Lo sci alpinismo che intendo non sono però le gare, nelle quali prevale lo spirito agonistico, ma le vere uscite di skialp tipiche del periodo a cavallo tra l'inverno e la primavera. Sono uscite alla scoperta di nuove cime e percorsi, magari con l'uso di ramponi, in buona compagnia e, se si parte presto, in cui è possibile ammirare l'alba appena giunti in vetta.

Ciò non significa che io non sia un' agonista, anzi sono sempre stata molto competitiva e mi piace confrontarmi con gli altri, ma in primo luogo con me stessa. Le gare sono la giusta occasione per capire se gli sforzi fatti fino a quel giorno sono stati utili a migliorare le mie capacità.

Quali sono gli sport che preferisci praticare dopo lo scialpinismo? Perché?


Ho praticato tantissimi sport da piccola: danza, nuoto, bici, corsa, sci di fondo e discesa, intervallate da qualche attività come l'arrampicata. Lo sport che preferisco in assoluto, però, è la corsa in montagna: mi regala emozioni forti, riesco a vedere posti nuovi ad ogni uscita e, soprattutto, mi permette di fare l'attività in completa autonomia. Anche in questa disciplina ho raggiunto risultati abbastanza buoni, tuttavia, qui emergere è molto più difficile, a causa della più elevata partecipazione.




Youth Olympics Games: immagino sia stato un sogno che si avvera! Le Olimpiadi Giovanili sono state sicuramente un grande traguardo. Lo consideri più un sogno raggiunto o un trampolino di lancio per una grande carriera?


Sicuramente, i Giochi Olimpici Giovanili Invernali sono stati il mio obbiettivo principale in questa stagione. Mi sono allenata costantemente e con molto impegno per raggiungere questo traguardo. La qualifica per accedervi è stata solo quest'anno, ma tenevano conto anche della stagione precedente. Per questo ero molto agitata, in quanto sapevo che non sarebbe stato facile: ci sono rivali molto forti che ambivano a questo grande obiettivo.

È stato il mio più alto risultato raggiunto fino ad ora. Dopo la medaglia d'argento, nella stessa specialità, ai Mondiali 2019, ero motivata a riconfermarmi tra le top a livello globale. La sprint, specialità nella quale ho vinto l'argento anche agli YOG2020, è una gara molto difficile a livello fisico, ma soprattutto a livello mentale. Infatti si tratta di un percorso di circa 3 minuti e mezzo nel quale sono previsti tutti i cambi di assetto (togliere sci, metterli nello zaino, togliere pelli....) che non concede il minimo errore: anche solo un cambio fatto male ti fa perdere quel secondo fondamentale. In pratica, la sprint è l'essenza dello scialpinismo e per questo è molto apprezzata sia dagli atleti, in quanto li mette a dura prova anche con l'emotività, sia dal pubblico, in particolare credo abbia coronato alla perfezione il caldo spirito olimpico.

A dire il vero, non ricordo molto della mia prestazione. Abbiamo dovuto affrontare ben tre qualifiche per accedere alla finale ed eravamo quindi molto provate. Tuttavia, la carica che ti regala una finale, con tutta la folla che tifa, ti fa dimenticare ogni fatica. La concentrazione era tanta da non farmi fare altro che tutti i movimenti in modo molto meccanico, quasi fossi un robot. Sicuramente avevo nella mente solo il pensiero di portare in alto la bandiera italiana e rendere orgogliosi i miei genitori e allenatori. Per questa stagione l'unico grande obiettivo erano gli YOG. Infatti, quest'anno ho cambiato categoria e con le "grandi" ho faticato decisamente più dell'anno scorso. È stata dura, soprattutto per il fatto che l'anno scorso ho vinto tutte le gare disputate, e quindi le prime competizioni, non vedendo arrivare i risultati sperati, mi sono un po' demoralizzata. Ho capito però che questo doveva essere solo un assaggio di quello che mi aspetterà in futuro: considero quindi questa stagione come un anno trascorso ad imparare e a migliorare non solo a livello sportivo, quindi tecnica e preparazione, ma soprattutto a livello mentale. Sono sempre stata una ragazza molto esigente con se stessa, che non ha mai voluto accettare i propri limiti ed errori. Gli "sbagli" e le "cadute" di questa stagione mi hanno aiutata a capire cosa è veramente importante per un atleta: se non si sbaglia mai, non si può sapere come migliorare; cominci a vedere gli altri progredire, mentre tu rimani sempre sullo stesso standard. L'atleta vero é colui che sperimenta! Per questo motivo spero che gli YOG siano il solo trampolino di lancio verso una soddisfacente carriera. Ma non amo fare previsioni a così lungo termine: preferisco programmare e organizzarmi giorno per giorno, pensare che ogni mattina sia l'occasione ideale per migliorare i punti deboli e rafforzare quelli "forti".



Con la tua voglia di fare ed il tuo sacrificio sei sicuramente di esempio per i ragazzi della tua età! Regala a loro un consiglio.


Essendo sempre stata circondata dalla semplicità e dalla spontaneità, mi sono divertita a fare sport e non mi sono mai resa conto di fare effettivamente fatica. Quindi il consiglio che mi sento di dare, anche se non mi credo abbastanza "grande" e "matura" per poterne dare, è quello di fare sport prima di tutto per divertirsi e stare in salute. L'agonismo è il lato competitivo dello sport e spesso è anche quello più difficile, in quanto, oltre all'allenamento puramente fisico, è necessaria grande costanza, determinazione e concentrazione. Questi aspetti "mentali" sono anche quelli che mi caratterizzano e mi descrivono alla perfezione. Quindi, per me fare sport significa godersi il momento e divertirsi, in quanto i risultati che si otterranno non saranno mai futili ma fondamentali per essere sani e, dal mio punto di vista, rilassati. Consiglio a tutti di fare sport, non solo ai ragazzi, perché non è mai tardi per fare una "sana fatica". Ai miei coetanei e ai più piccoli mi sento di suggerire di fare sport soprattutto per distrarsi dalla noiosa routine e dalla "tecnologia": ebbene si, nonostante abbia quasi 18 anni, io detesto il telefono e cerco di usarlo il meno possibile. Nulla vale quanto un'alba o un tramonto in vetta dopo aver percorso una lunga salita ed è anche il modo migliore per godersi la discesa!!! La bellezza sta nella semplicità e per me lo sport è fatto di tante piccole cose meravigliose, che insieme formano un capolavoro.

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