Dry Tooling al Bus Del Quai

Aggiornamento: 20 mag 2020



Testo e Fotografie di Lorenzo Scarpellini



13 maggio 2020


Piove ad oltranza da circa due giorni e dopo due mesi di quarantena lontano dalle montagne la voglia di scalare è davvero tanta, decisamente troppa per restare a casa. Davide , l'ultimo arrivato nel gruppo nonché il rocciatore più esperto e di livello, propone di salvare la giornata facendo dry tooling al Büs del Quai, una grossa caverna che si apre sul versante destro del monte Punta dell’Orto, vicino alla piccola frazione di Covelo, affacciandosi sul Lago d'Iseo. Siamo in provincia di Brescia.

Il dry tooling è una disciplina che ha preso piede negli ultimi anni, passando dall'essere solo una branchia dell'ice climbing all'essere considerata una vera e propria disciplina a sé stante. Sulla scia di questa diffusione sono nate diverse falesie dedicate esclusivamente a questa "giovane" disciplina. In pratica, si tratta di arrampicare su roccia utilizzando l'attrezzatura da ice climbing, ovvero piccozze e ramponi. Grazie all'utilizzo dell'attrezzatura è possibile affrontare pareti non arrampicabili con mani e scarpette. Una caratteristica delle falesie Dry è quella di essere sempre strapiombanti. I gradi di difficoltà invece che essere espressi con un numero progressivo seguito da una lettera (A-B-C), sono indicati con una D seguita da un numero che va da 4 a 15. Per intenderci, un D9 equivale grosso modo ad un 7A/7B in arrampicata sportiva, mentre un D15 potrebbe essere paragonabile ad un grado superiore al 9A.


La nostra giornata al Büs inizia verso le 11 di mattina, quando per via delle norme attualmente vigenti, siamo costretti ad arrivare ognuno con la propria macchina. La cosa non ci fa per niente piacere ma in questo caso non abbiamo alternative.

L' avvicinamento alla parete è breve (circa 10 minuti) ma lo facciamo tutto sotto una pioggia battente, su un terreno infido e scivoloso.





Oggi il team di rocciatori è al completo, indossano l'imbrago Luca, Alessandro e ovviamente Davide che grazie alla sua forza ed esperienza apre tutti i tiri della giornata.

Il primo tiro è un D7 di scaldo su placca seguito da un D7+ sempre di scaldo e sempre su placca ma con un finale leggermente strapiombante.






Subito dopo, Davide si lancia su "Free Tibet", un D9 di circa 25/30 metri e lo chiude in grande stile anche se con fatica, tant'è che dopo aver superato un tetto a circa metà del tiro lavorando di talloni, quasi si strappa la maglietta cercando di togliersela e la getta nel vuoto prima di proseguire in strapiombo fino alla catena. La sua tenenza mi lascia a bocca aperta anche se avevo già avuto modo di vederlo arrampicare, perché per tenere bene in strapiombo ci vuole una forza di braccia davvero notevole. Luca e Alessandro invece provano un D6+ da primi mentre arrampicano da secondi sui tiri più duri aperti da Davide. Luca è decisamente in giornata.




Dopo aver mangiato qualcosa, tra battute e prese per i fondelli che non mancano mai quando siamo tutti insieme, i ragazzi cercano di chiudere un tiro notevole di D8+, che parte verticale dal lato destro del Büs e successivamente si sviluppa in leggero strapiombo fino alla catena, per un totale di circa 20/25 metri.

Su questo tiro, nemmeno Davide riesce ad arrivare in catena senza appendersi, non solo per la stanchezza che inizia a farsi sentire ma anche per la difficoltà nell'individuare la giusta sequenza di appigli e movimenti. Per sua fortuna, due local molto forti gli urlano diversi suggerimenti aiutandolo a leggere correttamente la parete. Una cosa che amo dell'arrampicata in generale è proprio questo sentimento di aiuto e supporto reciproco. Quando provi un tiro su cui vai in difficoltà tutti i presenti ti sostengono e se c'è qualcuno più forte di te o semplicemente che conosce meglio la parete, ti arrivano sempre dei suggerimenti e della grida di incitamento. Questo spirito di condivisione tra sconosciuti, accomunati esclusivamente dalla passione per la stessa disciplina, raramente l'ho visto anche in altri contesti sportivi che mi è capitato di fotografare.

In fondo, in parete si è tutti amici.



Subito dopo Davide, senza paura, anche Luca prova lo stesso tiro e con diversi rest alla fine lo chiude. Alessandro invece è più provato ed è costretto a gettare la spugna prima della catena.




L'ultimo tiro della giornata lo prova solo Davide, un D10 molto arrabbiato che parte in leggero strapiombo e si sviluppa verso il centro della caverna dove lo strapiombo diventa un vero e proprio tetto. Purtroppo nelle braccia ormai ha solo ghisa e quando l'inclinazione aumenta, al quinto o forse sesto rinvio, perde la presa, pendola e impatta abbastanza violentemente contro lo spigolo che aveva appena superato. È il segnale che la giornata è finita.






Durante tutto questo, mentre gli altri si sudano i loro gradi, io ammiro la bellezza di questo luogo quasi surreale, degno di essere l'ambientazione di un film fantasy di alto livello.

Il Büs del Quai, che in dialetto locale significa "buco della tana", ha anche un certa rilevanza storica e ambientale. La grotta è collegata attraverso percorsi sotterranei carsici al vasto bacino delle Piane di San Martino e, in occasione di piogge persistenti, riversa a valle un notevole flusso d’acqua. La cavità riveste una notevole importanza anche sotto il profilo storico-archeologico per i molti reperti ritrovati, in parte attribuiti alla preistoria, in parte ad età gallica, altri all’epoca medievale, i quali mostrano come l'uomo l'abbia abitata e vissuta nel corso dei millenni, fino ad arrivare a noi brutti disgraziati che la usiamo per sfidare noi stessi e cercare di superare i nostri limiti.

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