• Francesco Verdino

The South Pro Team: Luca Pompele

di Francesco Verdino

fotografie di Lorenzo Scarpellini


Ciao Luca! Parlaci di te e di come è nata la tua passione per gli sport di montagna.

Fin dalla giovane età, facevo le vacanze in camper con mio papà. Lui mi ha fatto girare tutto l’arco alpino e mi sono innamorato soprattutto delle Dolomiti. Già all’età di 5 anni facevo ferrate e camminate. Subito mi sono quindi buttato in alcuni sport come la corsa in montagna e l’orientamento, quest’ultimo usando la bici. Mi è sempre piaciuto vivere questi sport attraverso la velocità! Poi verso i 16 anni ho deciso di aggiungere una componente tecnica alla velocità in montagna: a quel punto mi sono innamorato dell’arrampicata e dell’alpinismo.



Sei stato nella nazionale di Mtb orientamento, una disciplina poco conosciuta ai più: spiegaci meglio di cosa si tratta.


Sono stato nazionale juniores a lungo e poi sono stato anche in nazionale elitè per due anni.Ho partecipato ad un campionato europeo e ad alcune gare internazionali. Per svolgere questa disciplina ci vuole innanzitutto una MTB classica, di tipo cross country, ammortizzata solo davanti. Insieme a questo si è dotati di un leggio con sopra una cartina topografica del territorio. Su questa mappa viene poi segnato un percorso, con dei punti di controllo – chiamate lanterne – che vanno seguiti con ordine e completati nel minor tempo possibile. Ovviamente il percorso non lo si conosce prima della gara. Qui in Italia è uno sport molto praticato in Trentino, ma meno nel resto del paese. E’ però uno degli sport più seguiti e praticati nei paesi scandinavi. Amo la componente esplorativa di questa disciplina.

Oggi hai un bel curriculum alpinistico, quali sono le tue discipline preferite in questo ambito e quali i momenti più memorabili della tua carriera?


Sicuramente le mie discipline preferite sono quelle che hanno all’interno una buona dose di avventura. Alta montagna e creste tecniche su tutte. Mi piace molto lo scialpinismo, lo trovo molto divertente e lo pratico quando riesco. Faccio anche molte cascate di ghiaccio come allenamento per i terreni alpinistici più duri.

La mia avventura più bella è probabilmente quella al Perè Eternel ( il Padre Eterno ), una guglia molto particolare che si innalza nel gruppo della Brenva, in zona Monte Bianco. È un posto poco conosciuto e molto isolato. Per arrivarci bisogna prendere la Skyway da Courmayeur. Da lì si attraversa per due ore un ghiacciaio fino ad arrivare ad un grande paretone granitico. La via inizia alla base della parete per poi terminare con gli ultimi tre tiri su questa guglia slanciata verso il cielo. È una via di quindici tiri circa, bisogna essere molto veloci! Spettacolare!


Lavorando nel settore attrezzature da montagna, quali sono secondo te gli errori più comuni nell’acquisto di materiale?


A mio avviso la cosa più sbagliata è l’accettare a priori i consigli dati da altre persone. Un capo tecnico o una particolare picozza non è detto che siano adatti a persone diverse. Non bisogna poi focalizzarsi su una marca bene precisa.



Perché hai deciso di sposare il progetto The South Adventures?


Appena mi è stato proposto ho accettato subito perché il modo di andare in montagna e gli ideali messi in campo sono i miei. Li condivido in toto. Mi piace un tipo di montagna più pulita possibile, sincera, ecologica e all’avventura. Questi ideali vissuti con il team di The South offrono un tassello in più! Non potevo non accettare questo progetto!



Quali sono invece i tuoi obbiettivi personali?


Fare il più possibile un alpinismo esplorativo. Sempre connesso con l’alta montagna. Il mio grande sogno è diventare guida alpina!

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