VAL GEROLA BACKCOUNTRY

Aggiornato il: feb 11

Sono da poco passate le sette del mattino. La Valtellina si apre davanti a noi e un'alba meravigliosa ci investe attraverso il vetro sporco della nostra macchina. Mentre proseguiamo verso Gerola Alta penso a quante albe abbiamo visto per andare a snowboardare, io e Alessio. Ripenso a quando avevamo 11 anni e suo padre ci portava a Madesimo. Ricordo l'agitazione che vivevo la sera prima di una giornata con la tavola ai piedi. Alcune sensazioni, vissute da bambino, che restano nella tua memoria alimentando quella sensazione di nostalgia di momenti di felicità spensierata, sono per me legate allo snowboarding. Sorrido pensando che qualcosa non è mai cambiato, che dopo quindici anni ci emozioniamo ancora per ogni curva e ci gasiamo sempre prima di ogni salto. Ognuno ha il suo compagno, socio, amico, compare, per andare in montagna. Io non posso chiedere di meglio che fare snowboard con Ale, amico di una vita.

Tra una battuta e l'altra, arriviamo al parcheggio di Pescegallo poco dopo le otto. In questa località si trova la partenza degli impianti sciistici della Val Gerola e di molti itinerari scialpinistici di questa bellissima valle. Noi siamo diretti verso le Bocchette di Salmurano. Oltre a noi ci sono solo un paio di persone. Fa un freddo cane, circa -10 gradi. Quindi tavola in spalle e via a camminare.



L'itinerario che conduce al Rifugio Salmurano si sviluppa su una mulattiera di pendenza moderata per circa 500 metri di dislivello positivo, snodandosi tra le piste da sci attualmente chiuse. Facile e comoda, la mulattiera ci conduce al rifugio senza alcuna difficoltà.

Dal rifugio la valle si apre in una distesa di qualche centinaio di metri in lieve ma costante pendenza. Percorriamo questa piana stando a lato della seggiovia, Arrivando alla fine degli impianti dove un ripido pendio ci separa dalle Bocchette di Salmurano, la nostra destinazione di oggi.

La condizione del manto nevoso ci fa dubitare qualche istante ma è ancora molto presto e l'esposizione favorevole ci spinge a proseguire. Ci lasciamo alle spalle la piana mentre viene raggiunta dal sole e in lontananza molti scialpinisti e snowboarder raggiungengo il Rifugio.




Noi raggiungiamo le Bocchette senza particolari difficoltà, il pendio diventa molto ripido sul finale ma il manto nevoso si dimostra sicuro e stabile. Arrivati sulle Bocchette, il panorama mi lascia senza fiato mentre il tiepido calore del sole attenua il vento che soffia moderato ma costante. Non c'è una nuvola in cielo, come capita spesso nelle giornate molto fredde e poco umide. Arrivati fino a qui, è il momento di prendersi quei dieci minuti di contemplazione del panorama in cui ci troviamo immersi. Un momento di cui sento il bisogno ogni volta che mi trovo circondato da vette innevate. Inoltre, date le condizioni nevose non è il caso di proseguire a lungo sulla cresta che si sviluppa alla nostra sinistra verso la cima del "Mount de Sura". Una scialpinistica molto famosa e frequentata in questa valle.

Proseguiamo per circa una ventina di metri prima di fermarci e prepararci per la discesa. Io vorrei proseguire di altri cinque o sei metri perché durante la salita ho individuato quella che (per me) potrebbe essere una buona linea di ingresso per una discesa veloce su una parete ripida come questa. Alessio non è della stessa idea e preferisce partire qualche metro più in basso, un punto mento pendente ma dove il manto nevoso sembra decisamente più duro e gelato. Come sempre, non ci separiamo e accetto la sua proposta.

Inizia la discesa. Nei primi due o tre metri sento un buon feeling ma appena la pendenza aumenta la situazione si fa più faticosa. La neve è durissima e soprattutto ghiacciata, spazzata dal vento e dalla salita degli scialpinisti. Noi snowboarder lavoriamo con una lamina alla volta e faccio molta fatica a controllare lo scivolamento, nonostante le mie siano molto affilate. Imposto due curve ma sulla seconda mi scappa la lamina e scivolo per un metro circa prima di riuscire a fermarmi. Valeva la pena provarci. Dopo queste due curve mi accorgo che riesco a passare sotto un affioramento che mi separa dalla mia linea ideale. Taglio verso destra, supero le rocce e per fortuna sento che la neve è più generosa. Imposto quattro curve lunghissime e veloci, prendo velocità prima della piana e mi godo una surfata incredibile anche se la neve è leggermente a cartoni, diciamo "croccante".

Alessio aspetta che io sia fuori portata prima di partire e seguire all'incirca la stessa linea. Scivola anche lui nel primo pezzo ma senza impostare quelle due curve riesce a stare in piedi, prima di portarsi alla sua destra e lanciarsi anche lui a tutta velocità verso il Rifugio, lasciandomi giusto il tempo di tirare fuori la macchina fotografica e fare un paio di scatti mentre raggiunge la piana a tutta velocità.



Proseguiamo fino al Rifugio Salmurano senza entusiasmarci troppo. La neve è veloce ma troppo segnata dai passaggi precedenti e crostificata dal vento.

Dal Rifugio in avanti torniamo in ombra e la neve è decisamente più farinosa e piacevole. Sono già passati in tanti, non ci sono tante linee fresche. Ci guardiamo attorno e vediamo un bel canale, stretto ma non particolarmente pendente. Si tratta molto probabilmente del letto di un torrente coperto dalla neve. Non c'è ancora passato nessuno. Questo può significare solo due cose: che non è possibile uscirne e per questo nessuno ci è entrato, oppure al contrario è una figata e nessuno lo ha fatto solo per timore dell'incerto. Siamo senza ciaspole e senza splitboard quindi risalire sarebbe dannatamente faticoso e ci farebbe perdere un sacco di tempo. Ma cosa facciamo, rinunciamo?



Parte prima Alessio mentre gli scatto un paio di foto, dalle urla di godimento sembra che abbiamo fatto centro. Parto anche io ed effettivamente quelle urla erano del tutto giustificate. In questa specie di canale la neve è fantastica, la migliore dell'itinerario. Infatti non è un caso che in questa parte dell'itinerario sia sempre all'ombra e al riparo dal vento.

Snowboardiamo buona parte del torrente fino a quando non devo frenare bruscamente perchè lo stesso torrente inizia a riaffiorare parecchio dalla neve, creando buchi di diversi metri. Abbandoniamo il torrente raggiungendo una pista che lo costeggia, proseguiamo facendo qualche curva nel bosco prima di fermarci a fare un paio di salti quando ormai siamo a poche decine di metri dal parcheggio.



"Il 2021 sarà l’anno dello Snowboarding Backcountry?"

È quello che in The South Adventures ci siamo chiesti all’inizio di questa strana stagione invernale, in cui gli impianti chiusi e le abbondanti nevicate hanno spinto molti snowboarder a mettere la tavola nello zaino per andare in cerca di un pò di fresca e in molti, addirittura, si sono affrettati a comprare un set splitboard al punto che oggi risultano introvabili sia nei negozi fisici che online.


Poteva bastarci questo per dire che è l’anno del Backcountry ? Assolutamente no.


Da inizio stagione abbiamo frequentato alcuni degli itinerari scialpinistici più battuti della Valtellina per vedere un pò come gira la situazione. Risultato? Dalla Val Gerola alla Valmelenco è pieno di snowboader con la tavola in spalla, soprattutto sugli itinerari che offrono una via di salita facile e delle possibilità di discesa divertenti. Gli itinerari che vanno per la maggiore sono decisamente quelli che percorrono le piste da sci attualmente chiuse. La conseguenza di questo boom, forse solo momentaneo, è che su questi itinerari, già molto frequentati dagli scialpinisti, sembra impossibile trovare delle linee di discesa vergini.


A questo punto ci siamo posti una seconda domanda: Cosa ha sempre frenato gli snowboarder dal praticare il backcountry?

Perchè nonostante le splitboard esistano da più di un decennio ed è da sempre possibile portare la tavola nello zaino, è un mondo che non si è sviluppato neanche lontanamente quanto lo scialpinismo? L'unica risposta che possiamo dare è che la cultura dello snowboarding in Italia non è legata a quella dell'alpinismo. Probabilmente, mentre la stragrande maggioranza degli scialpinisti si dedicano anche all'alpinismo, arrampicata e trekking, motivo per cui si trovano a loro agio su terreni più impervi, la maggioranza degli snowboarder non condivide tale passione per il mondo verticale, non potendo quindi affrontare l'aspetto alpinistico del backcountry sulle Alpi. La speranza è che un anno come questo possa alimentare il desiderio di maggior esplorazione che esiste nel cuore di tutti noi e che spinga molti snowboarder a scoprire che le possibilità di discesa non finiscono a bordo pista ma che per trovare delle belle linee bisogna affrontare la fatica e acquisire le conoscenze giuste per muoversi in sicurezza sulle nostre montagne.

La mia speranza è quella di vedere sempre più riders in giro per le montagne piuttosto che in fila alla seggiovia.



Lorenzo Scarpellini





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